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Il linguaggio del corpo nella canzone napoletana

Un’altra presenza costante nella tradizione della canzone napoletana è il linguaggio del corpo, che si manifesta nella voce, nei gesti e nelle parole che evocano il desiderio del contatto. Tutto questo rende il canto non più un semplice “suono”, ma un qualcosa che incarna le emozioni e le trasforma in esperienza fisica condivisa. 

Il desiderio nella canzone napoletana classica è infatti raramente qualcosa di astratto, anzi vi è proprio una preferenza nel percepirlo corporeo, cioè legato a gesti concreti come il guardare, toccare, avvicinarsi e baciare. Un esempio diretto può essere sicuramente “I’ te vurria vasà”, in cui il gesto semplice ma diretto del bacio diventa icona, simbolo di una vicinanza ricercata da cui ne consegue una palpabile tensione fisica. Tutto questo rende il sentimento estremamente presente, poiché anche quando l’amore non si realizza questo resta interiorizzato e inscritto nel corpo come attesa o mancanza. 

Sicuramente la lingua napoletana aiuta molto questo concetto legato al linguaggio del corpo nella canzone, poiché molte espressioni contengono già in sé un movimento implicito. Ad esempio, in “Dicitencello vuje” l’atto del dire diventa un’azione concreta affidata a terzi, come se la parola (la famosa “imbasciata”) dovesse attraversare fisicamente uno spazio e raggiungere la persona amata. In questo senso, le parole non descrivono soltanto, ma attivano immagini fisiche. 

Nello specifico della canzone napoletana, il registro linguistico e il corpo non sono percepiti come due enti separati: parlare vuol dire già, in qualche modo, agire. Questo ragionamento permette di assottigliare un po’ uno degli elementi più presenti nella canzone napoletana: la distanza. Infatti, spesso si affronta il rapporto tra presenza e assenza, in cui il corpo passa in un attimo dall’essere vicino all’essere lontano e quindi desiderato. Ad esempio, in “Core ‘ngrato” l’assenza dell’amata diventa una presenza emotiva fortissima in cui il corpo vive e rivive nei ricordi.  

Il linguaggio del corpo nella canzone napoletana non è solo un elemento dell’atto del canto, ma un qualcosa attraverso cui si conserva una memoria: infatti, nel modo di interpretare, di respirare e di vivere le canzoni, queste prendono nuova vita. Non ci si limita a riprodurre un testo, ma ad attivare una vera e propria postura emotiva, cioè la manifestazione più sincera che abbiamo dell’interiorità. Anche il linguaggio del corpo, allora, diventa uno strumento di trasmissione culturale, ed è proprio per questo che noi di Napulitanata, nel corso della nostra vita artistica, vi poniamo un’attenzione particolare: per restituire a chi ci viene a trovare un senso di tradizione puro. 

di Luca Schisano

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