
Ingiustamente messo in ombra dal padre Eduardo e dai tre fratellastri (Eduardo, Peppino e Titina De Filippo), la figura di Vincenzo Scarpetta è in realtà una delle più poliedriche del novecento culturale napoletano: da attore ad autore, finendo col prendere il posto del padre alla guida della compagnia teatrale, ha lasciato il suo segno indelebile nell’immaginario collettivo della città.
Fin da giovanissimo impersonò per primo Feliciello Sciociammocca, contribuendo a rendere popolare una maschera che sarebbe diventata iconica. Con uno stile leggermente più garbato rispetto a quello più diretto che contraddistingueva la sua famiglia, riuscì comunque a divenire una vera e propria “voce del popolo” attraverso l’uso del dialetto, di situazioni quotidiane e anche della musica.
Come vi stiamo raccontando in queste settimane, la musicalità non faceva solo parte del teatro scarpettiano ma ne era elemento fondamentale per la struttura drammaturgica. Anche Vincenzo ne era cosciente ed ereditò dal padre la capacità nell’utilizzo della melodia all’interno della narrazione, dedicandosi proprio alla costruzione musicale. Le commedie del secondogenito di Scarpetta infatti avevano un ritmo cantato che si basava spesso su delle sue musiche originali, riuscendo ad integrare anche romanze e stornelli.
Inoltre, si rese protagonista di varie macchiette di cantanti e autori famosi dell’epoca, come Nicola Maldacea, Gustavo De Marco e Pietro De Vico, mantenendo vivo il tanto agognato diritto alla parodia nato soprattutto grazie al padre. È giusto anche ricordare che Vincenzo portò in tournée le commedie musicali paterne inserendovi nuovi arrangiamenti inediti che portavano la sua firma, riuscendo dunque a donargli una seconda vita.
Ricordiamo molti brani che sono poi divenuti importanti per la carriera di Vincenzo Scarpetta in quanto autore musicale, come ad esempio “‘A cammarera ‘e papà”, “‘O taxi” o anche “‘O guappetiello”, ma soprattutto ricordiamo quello più celebre, ovvero “L’Aeroplano”. Attraverso quest’ultimo Scarpetta (padre) trasformò l’invenzione dell’aviazione in una situazione grottesca da cui derivarono molti sketch ironici. Fu uno dei primi esempi di canzone napoletana dedicata alla modernità tecnologica e dimostrò quanto Vincenzo, attraverso la sua musica, avesse interiorizzato la lezione del padre: unire comicità, attualità e canzone napoletana classica.
Presso la nostra sede principale a Piazza Museo 11, in occasione della mostra “Scarpetta e la canzone napoletana” visitabile fino al 31 dicembre, potrete ammirare una riproduzione dello spartito de “L’Aeroplano” contente i versi del padre e la musica del figlio. Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Campania con la legge regionale 7/2003, ingresso libero su prenotazione presso: mostra@napulitanata.com o 3489983871
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