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La canzone napoletana classica e il presepe

A Napoli il Natale rappresenta una vera e proprio forma di racconto popolare, con un linguaggio ed un’estetica ben riconoscibili, ovvero quelli di un immaginario che da secoli plasma arte figurativa e musica napoletana, fatti di vicoli, chiese, pastori e pastorali. È da qui che partiamo per comprendere pienamente il rapporto tra la tradizione presepiale e la canzone napoletana classica.

Il presepe infatti, nello specifico quello tradizionale napoletano, è un vero e proprio teatro fatto di oggetti e personalità “vive”, come i bottegai, i pastori, gli animali e così via. Ogni gesto riflette un aspetto della città e forma una narrazione in cui convivono sacro e profano. Questa eredità è stata accolta anche dalla canzone napoletana classica, che mette in scena la quotidianità attraverso la descrizione di questo microcosmo. 

In genere si parte da qualcosa, come ad esempio da un personaggio, da un gesto o da un sentimento, e lo si mette al centro della narrazione che si vuole portare avanti. Molti dei brani classici infatti possono essere visti come delle vere e proprie scene, basti pensare ad “‘A Santanotte” di Buongiovanni e Scala del 1920 che ispirerà l’omonimo film di Elvira Notari, o anche a molti spettacoli di Eduardo Scarpetta che ispirano o sono ispirati dai brani scritti dall’autore stesso. E la Napoli che si dedica al presepe usa questo esatto ragionamento, mettendo in scena e congelando nella terracotta un pezzo di città.

Anche nei temi troviamo delle congruenze: l’amore come rito stagionale, nel caso del presepe quello tipico del Santo Natale, è un po’ come il tema di “Era de maggio” di Di Giacomo e Costa; la devozione nei confronti delle figure presepiali simile alla devozione affettiva de “Fenesta ca lucive” di Bellini e Genoino; ma anche l’intimità raccontata dal presepe simile a quella di stampo confessionale raccontata in “Dicitencello vuje” di Falvo e Fusco. Ovviamente non parliamo certo di brani natalizi, ma ci riferiamo esclusivamente a delle sensazioni rimandate dai brani e dal presepe che confermano un approccio simile da parte di artisti e artigiani napoletani. 

La conclusione è che non parliamo di mondi separati, ma al massimo di mondi paralleli che hanno camminato in contemporanea e che si riconoscono a vicenda. Noi di Napulitanata portiamo avanti questa tradizione con il rispetto di chi si approccia a qualcosa di sacro… proprio come gli artigiani di San Gregorio Armeno che continuano a far parlare di sé e della propria arte: prova che sia questa che la canzone napoletana classica sono tutt’altro che datate, pur riuscendo a parlarci delle nostre origini come nessun’altra cosa al mondo. 

 

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