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La notte nella canzone napoletana

La notte nella canzone napoletana è sicuramente una delle immagini più suggestive: non è soltanto un momento della giornata, ma uno spazio simbolico in cui troviamo attesa, desiderio e intimità. Tutto ovviamente legato a parole, serenate e confessioni che non trovano posto nella luce del giorno. Infatti, sembra quasi che il calar del sole porti alla nascita di una vicinanza emotiva in cui il canto diventa più diretto, fragile e sincero. Attenzione però: non è un nascondersi, ma un farsi proteggere dal buio; l’emozione può emergere senza essere giudicata.

Sappiamo ad esempio che uno degli elementi più iconici della canzone napoletana è la serenata, che è profondamente legata alla notte soprattutto perché quest’ultima amplifica la voce creando un silenzio attorno e concentrando quindi l’attenzione sul canto. Non si tratta solo di romanticismo, ma di una vera e proprio forma di comunicazione che è strettamente legata al rito della canzone napoletana. 

Inoltre, molte canzoni napoletane classiche basano la propria tensione sulla dimensione dell’attesa, che trova terreno fertile nel tempo della notte. Ad esempio, in “Voce ‘e notte” quest’ultima diventa il momento in cui la voce propria cerca quella dell’altro, attraversando il famigerato silenzio. Si respira incertezza, dubbio, ma anche speranza. Non si tratta di un’attesa passiva, ma di un’attesa carica, intensa e con la sensazione che qualcosa possa accadere e quindi cambiare. 

La notte rappresenta anche il tempo dei segreti, di fatti ciò che non può essere detto apertamente durante il giorno trova nella notte uno spazio discreto. Ad esempio, in “‘A Vucchella” il linguaggio si fa quasi sussurrato e quindi intimo. Non è un desiderio esplicito, ma costruito grazie alle caratteristiche del buio che permette una comunicazione quasi indiretta, fatta di parole non dette ma comprese. 

È giusto specificare poi che non parliamo di uno spazio totalmente buio, ma fatto di luci sparse, finestre illuminate e lampioni che riflettono sul mare. Si crea un vero e proprio gioco tra luce e ombra, che nella canzone napoletana classica crea una dimensione sospesa, in cui tutto sembra possibile ma nulla è definitivo. La notte nella canzone napoletana diventa quindi metafora di incertezza emotiva: i sentimenti sono reali, ma ancora irrisolti. 

La dimensione sospesa sopraccitata è da intendersi come qualcosa che non appartiene né al presente né al futuro, ma rappresenta semplicemente un momento di passaggio. È una soglia in cui tutto si ridefinisce: il sentimento che emerge, ma anche le decisioni prese. Seppur temporaneo, lo spazio notturno è quindi fondamentale: senza di esso, molte dinamiche rimarrebbero inesplorate. 

Torniamo dunque a ciò che abbiamo detto all’inizio: la notte nella canzone napoletana non è una semplice ambientazione, ma un simbolo. Per tutte le ragioni trattate, attraverso essa viene messo in piedi uno spazio in cui l’emozione può emergere in modo più autentico, trasformando ancora una volta il canto in un momento di incontro tra voce, corpo e desiderio. Ed è proprio per questo che i nostri concerti animano le serate nel cuore della città, permettendo a noi di Napulitanata di far parte di una piccola parte di questa dimensione emotiva di chi ci viene a trovare!

di Luca Schisano

 

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