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Jazz femminile a Napoli: musiciste che cambiano la storia

Il jazz, forse più di ogni altro tipo di musica, è da sempre un mondo dominato da uomini. Tuttavia, in quanto genere nato da una voglia di rivalsa da parte della comunità nera, ben si presta a diventare un genere che rivendica anche un diverso tipo di libertà ed emancipazione, quella femminile. Le donne afroamericane che hanno spianato la strada a questo nuovo movimento sono ormai note (Bessie Smith, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Gertrude “Ma” Rainey e tante altre), e grazie a loro oggi possiamo rilevare una significativa presenza delle donne nel mondo della musica jazz.

Soffermarsi poi sul jazz femminile a Napoli significa esplorare un territorio di forti analogie con la storia americana. Si riscontrano, infatti, precise similitudini tra le pioniere che hanno segnato la musica d’oltreoceano e le artiste che, attualmente, stanno trasformando il panorama culturale a Napoli. Seppur distanti dalle drammatiche dinamiche della discriminazione razziale d’oltreoceano, anche nel panorama partenopeo si respira la medesima urgenza di scardinare gli schemi tradizionali e riscattarsi da un isolamento sociale e culturale spesso soffocante. Il linguaggio musicale si rivela in questo contesto uno degli strumenti più efficaci per dare voce a questa necessità di cambiamento e tradurla in una nuova realtà.

Oggi possiamo contare su grandissime cantanti, compositrici, autrici e musiciste che arricchiscono il territorio partenopeo. Le artiste stanno portando avanti un movimento che affonda le sue radici in una chiara matrice femminista, un’identità spesso rivendicata con forza sia nelle interviste sia nella stessa produzione musicale. Ne sono un esempio figure di primo piano come Maria Pia De Vito, che attraverso il suo disco “Nauplia” (1994), realizzato in collaborazione con la pianista Rita Marcotulli, ha saputo fondere la sperimentazione jazzistica d’avanguardia con la lingua e la melodia partenopea, spianando la strada per l’emancipazione artistica delle musiciste del Sud. Questo progetto musicale ha gettato le basi per una fusione tra jazz e musica popolare napoletana, creando un nuovo genere musicale che ha riscosso un notevole successo. Il titolo stesso, Nauplia, evoca le origini mitiche e greche di Napoli, suggerendo una stretta simbiosi tra le radici mediterranee della città e la modernità del jazz. L’album non si limita a sovrapporre due mondi, ma lavora sulla struttura profonda della lingua napoletana, sfruttandone la fonetica per l’improvvisazione jazz e fondendola con antiche forme di canto popolare, come quello a “fronna e limone”. 

Oggi sono le musiciste più giovani a raccogliere quell’eredità, portando avanti e trasformando il genere attraverso nuove esperienze e contaminazioni. Ne è un esempio la cantante Emilia Zamuner, che, attraverso un’abilità vocale estremamente duttile, è capace di muoversi con grande facilità e naturalezza tra gli standard americani, la canzone d’autore e le radici partenopee. Un’altra musicista che non si può non citare è Eleonora Strino, chitarrista e compositrice apprezzata a livello globale. 

Queste donne talentuose e innovatrici si sono imposte in un ambiente storicamente dominato da figure maschili, confermando come la scena jazz napoletana contemporanea sia un territorio d’elezione per l’avanguardia e l’emancipazione femminile. Non è certo un caso che quello partenopeo si sia dimostrato un terreno estremamente fecondo per questa contaminazione di generi; è nota a tutti, infatti, la forte matrice di improvvisazione che ha caratterizzato da sempre la canzone napoletana popolare. Si può dire che è nel DNA dei musicisti (o, in questo caso, delle musiciste) napoletani la capacità di creare arte dal nulla, attraverso un forte senso di comunità e di appartenenza al territorio e alla cultura che li circonda. 

In questo incessante dialogo tra identità e sperimentazione musicale, il jazz napoletano al femminile si conferma un potente e intrepido atto di libertà e di riscatto culturale.

di Silvia Mauro

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