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Napulitanata: Napoli in una canzone

Ci sono opere che descrivono una città e altre che finiscono per rappresentarla. “Napulitanata”, scritta da Salvatore Di Giacomo e musicata da Mario Costa, appartiene decisamente alla seconda categoria: è riuscita infatti a costruire un’immagine poetica della città di Napoli che è rimasta nel tempo. Per comprenderne realmente il significato non basta leggere il testo, ma bisogna analizzare il contesto culturale in cui nasce, ovvero quello di fine Ottocento, in cui la canzone napoletana ha contribuito a creare un immaginario collettivo. 

Partiamo subito dal suo autore, Salvatore Di Giacomo: poeta, giornalista e drammaturgo, impossibile da non nominare anche quando si parla di canzone napoletana classica. Ha contribuito infatti a rinnovarne il linguaggio, portandolo oltre la dimensione folkloristica. Nelle sue opere possiamo trovare amore, memoria, paesaggio, malinconia, ma anche una profonda analisi sull’intimità del rapporto individuo-città. “Era de maggio”, “Marechiare” e la stessa “Napulitanata” mostrano un’innata capacità nel trasformare la quotidianità in poesia. 

Nel brano, Napoli emerge attraverso immagini e sensazioni: “…vuje ca ‘nziemme a li sciure v’arapite e ‘nziemme cu li sciure ve ‘nzerrate…”. In questo passaggio, ad esempio, c’è un riferimento ai fiori che si aprono e chiudono insieme alla città, attribuendole quest’immagine di organismo vivente che segue il ritmo della natura, delle stagioni e del tempo; dal punto di vista poetico, invece, traspare l’armonia di un posto che vive in simbiosi con i suoi figli (in questo caso i fiori) e che diventa un’entità affettiva, sospesa tra paesaggio e sentimento. 

Inoltre, una parte fondamentale del fascino di Napulitanata risiede nella lingua: il napoletano usato da Di Giacomo non è soltanto un elemento espressivo, ma un deposito di cultura e memoria. Molte parole infatti possiedono sfumature emotive difficili da tradurre e, attraverso esse, la canzone tende a conservare tutto ciò che riguarda il senso di comunità. 

Come sappiamo e come abbiamo precedentemente analizzato, nel corso del tempo la canzone napoletana classica ha contribuito a costruire una certa mitologia della città: mare, notte, nostalgia e assenza. Inizialmente, la Napoli di Napulitanata potrebbe sembrare poco partecipe a questo processo, poiché è una Napoli filtrata dalla poesia e trasformata in simbolo. È quindi meno autentica? Assolutamente no, al contrario spesso le immagini poetiche riescono ad esprimere verità profonde che sfuggono alla prosa descrittiva: “…pecchè cu ‘sti guardate ca facite, vuje nu vrasiero ‘mpietto m’appicciate?…”

Per tutte queste ragioni, a più di un secolo dalla sua composizione, Napulitanata continua a suscitare interesse perché affronta aspetti che vanno oltre il contesto in cui è nata. Il legame con la memoria, il rapporto uomo-natura e uomo-città e la forza del linguaggio rappresentano questioni ancora attuali e la forza della canzone napoletana classica tutta sta proprio in questo. Ecco perché, per noi, il brano rappresenta il repertorio classico e riconoscerne il significato significa anche riconoscere il ruolo che la canzone ha avuto nella costruzione della nostra storia, origini e tradizione. 

di Luca Schisano

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