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L’assenza nella canzone napoletana

Uno dei temi più profondi che tratteremo in questa serie di articoli in cui parliamo delle caratteristiche della canzone napoletana è sicuramente l’assenza. Quest’ultima non è solo una condizione narrativa, ma un’esperienza emotiva che attraversa musica e immagini. Distanza e separazione diventano dei veri e propri strumenti attraverso cui la canzone napoletana riesce a dare forma a qualcosa che manca.

Bisogna partire dicendo che all’interno delle dinamiche presenti nella canzone napoletana classica, l’assenza non rappresenta mai un vuoto, bensì una presenza intensa che si manifesta attraverso il ricordo o il desiderio. Paradossalmente, quando l’amato (che potrebbe essere qualsiasi cosa, anche la città stessa) è più lontano, viene messo al centro del racconto. È dunque costantemente evocato, reso presente attraverso il testo e la melodia. 

La carica emotiva nasce infatti dal desiderio, esternato attraverso il canto che diventa un altro strumento usato per colmare la distanza. Ad esempio, in “Core ‘ngrato”, la lontananza dall’amata genera un’intensità emotiva che attraversa tutto il brano, in cui il dolore non è silenzioso ma ampiamente espresso. Questo momento difficile diventa dunque un’esperienza. 

Come già detto in un articolo precedente, sicuramente un elemento fondamentale per capire l’assenza nella canzone napoletana è l’emigrazione: tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, infatti, molti napoletani lasciarono la città in cerca di fortuna altrove, portando con sé linguaggio e anche musica. La canzone diventa dunque un ponte tra chi parte e chi resta, riuscendo a mantenere un’identità viva e trasformando la distanza in legame. 

Ad esempio, in “Santa Lucia luntana” si parla di una distanza da Napoli non solo fisica, ma soprattutto emotiva. La città diventa un ricordo idealizzato, quasi irraggiungibile, ma sempre presente nella memoria personale. In “Torna a Surriento” invece a fare da elemento centrale troviamo l’attesa: l’invito al ritorno non è una certezza, ma una speranza. Si tratta dunque di un vero e proprio momento sospeso in cui il futuro non è ancora deciso, segno del fatto che nella canzone napoletana classica raramente si chiude, in modo definitivo, una storia.

Possiamo dunque concludere dicendo che l’assenza nella canzone napoletana non è soltanto una forza negativa, ma è una di quelle cose che incide sulla struttura del racconto e l’esperienza emotiva. Noi di Napulitanata lo sappiamo bene, e per questo cerchiamo di trasmettere attraverso le nostre esibizioni l’importanza di tutte le caratteristiche della canzone napoletana classica. 

di Luca Schisano

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