
Piedigrotta – il vero antenato di Sanremo
Siamo ormai giunti alle fasi finali della 76esima edizione del Festival di Sanremo e in questi giorni ci siamo chiesti: cosa, storicamente e nel contesto della canzone napoletana classica, si è avvicinato di più a questo tipo di manifestazione pubblica? Naturalmente, tutto va contestualizzato: oggi si parla di Instagram Stories, dirette TikTok, meme e outfit virali; potremmo dire che in una forma sorprendentemente simile, tutto questo già esisteva a Napoli più di cent’anni fa. Prima dell’Ariston, prima del televoto, prima della Rai, infatti, c’era la Festa di Piedigrotta – il vero antenato di Sanremo.
Oggi, prima di lanciare un brano in gara, si passa per interviste esclusive, primi leak, teaser sui social (i famosi 0 post sul profilo dell’artista); all’epoca, l’uscita del brano veniva annunciata nelle feste popolari, iniziavano a circolare i primi spartiti in stile Liberty, ascoltavamo i posteggiatori che, dietro accordi con gli autori, lo cantavano per strada e se ne parlava nei salotti e nei teatri. Seppur senza web e social, quindi, si trattava comunque di un lancio “multipiattaforma”, solo che le piattaforme erano i posti fisici e gli spazi urbani.
Un’altra componente che accomuna le due manifestazioni è quella competitiva: pur nascendo come un evento religioso, la Festa di Piedigrotta diventava inevitabilmente anche un dispositivo industriale. Ogni anno, infatti, editori musicali commissionavano nuovi brani in vista della gara, liricisti e musicisti puntavano ad entrare nell’elenco dei brani di Piedigrotta per emergere, inoltre si cercava il “pezzo che avrebbe venduto di più”. Tutto questo vi ricorda qualcosa?
Inconsciamente, veniva messo in atto un marketing emotivo: si puntava sulla nostalgia, sull’emozione. I brani più popolari usciti dalla Festa di Piedigrotta erano riconoscibili grazie alle componenti sentimentali che oggi li porterebbe ad essere definiti “brani da playlist triste”. All’epoca, e ripetiamo che tutto ciò accadeva quasi senza esserne consapevoli, era una strategia perfetta: alla fine dell’Ottocento/inizio Novecento si guardava già al passato con malinconia e quest’ultima finiva per vendere. Oggi, questo discorso (oltre che essere dichiarato) è sicuramente amplificato.
Se oggi è l’algoritmo a giocare un ruolo importante nella diffusione dei brani, all’epoca a fare da algoritmo c’era la strada: non era lo streaming, ma la ripetizione sociale che veniva messa in atto coi posteggiatori e nei posti più affollati. La canzone napoletana classica aveva già capito che per essere consacrata bisognava essere richiesta, e per fare ciò bisognava avere un senso di collettività. Inoltre, l’attenzione era già posta anche sul come veniva presentata: le copertine degli spartiti stile Liberty erano un po’ quello che oggi sono le locandine dei brani per le piattaforme, avendo un’estetica studiata per l’artista. Dunque, l’immagine ti vendeva già qualcosa.
Sicuramente il Festival di Sanremo ha grandi meriti sulla diffusione popolare dei brani legati alla canzone italiana, ma il meccanismo (che va dal lancio alla competizione stessa) era già stato rodato su territorio campano più di un secolo fa. Vale dunque la pena ricordare, in quella che per molti è la settimana più importante dell’anno per la musica italiana, da dove veniamo e soprattutto perché la canzone napoletana rientra in questo discorso di origini nazionalpopolari. In questi giorni ci divertiamo a commentare sui social e ad approfittare di quest’evento per passare una serata in famiglia o tra amici, ma noi di Napulitanata cogliamo l’occasione per riflettere su un evento importante e forse troppo spesso dimenticato, ovvero la Festa di Piedigrotta – il vero antenato di Sanremo.
di Luca Schisano
Error: No connected account.
Please go to the Instagram Feed settings page to connect an account.