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Notti attese

Notti attese – Qualche tempo fa, una nostra collega ha redatto un articolo riguardante la Pasqua nella canzone napoletana, focalizzandosi sul brano “Canzona ‘mbriaca” di E.A. Mario e Salvatore di Giacomo, nella versione indimenticabile interpretata da Nino Taranto. Pur essendo chiarito che la canzone ha scarso legame con la festività pasquale, l’ambientazione della vicenda proprio in quella notte evoca sensazioni contrastanti di allegria e malinconia, caratteristiche tipiche di questo periodo festivo. L’analisi condotta da Rosaria Esposito (https://www.napulitanata.com/it/2021/03/25/pasqua-nella-canzone-napoletana-classica/) mi ha portato a riflettere principalmente sul concetto di attesa, con delle distinzioni cruciali: se per il protagonista della canzone l’attesa culmina nella scoperta della morte dell’amata, per noi si traduce nella gioia della resurrezione.

Le mie attese pasquali hanno sempre avuto un sapore diverso, scandito dall’età, e non sempre condite di sentimento religioso. Durante gli anni del catechismo, condividevo con gli amici, il gran fervore dell’intero rito pasquale: dalla lavanda dei piedi, alla via crucis, ai sepolcri per poi cominciare a partecipare attivamente, da adolescente cantante del coro, alla Veglia, la parte più impegnativa e temibile. Significava cercare di rimanere sveglia col casatiello nello stomaco e avere il coraggio di alzarsi dal divano per andare a cercare di intonare qualcosa, sperando che la pastiera non facesse brutti scherzi. Attesa che però veniva totalmente ricompensata da una delle celebrazioni cristiane effettivamente più emozionanti: seppur i miei sentimenti nei confronti della religione siano mutati nel tempo, è difficile negare quanto, nel rituale della messa, l’arte, il canto e la fede rendano il momento assolutamente degno di essere celebrato.

Tornando alla canzone, è davvero un’espressione di attesa al contrario: mentre nessuno si aspetta che Gesù risorga, è impensabile che la persona amata possa morire da un momento all’altro. La canzone, arricchita dall’interpretazione di Nino Taranto, ha un gusto dolce-amaro. Parrebbe quasi una canzone di giacca: di certo, non si prevede un finale così tragico; forse sarebbe stato preferibile un tradimento, come il protagonista sospetta ad un certo punto:

Sarrà spusata Angeleca
e a tarallucce e vino
fernenno sta ‘o festino,
â faccia mia…
fernenno sta ‘o festino.
 

 Si sarà sposata Angelica
e a tarallucci e vino
finendo sta il festino
alla faccia mia…
finendo sta il festino.


E mo, tecchete Angeleca
ca mme fa chistu sfreggio
e chello ch’è cchiù peggio
‘a tengo ‘e faccia…
ca mme fa chistu sfregio.
E ora, ecco Angelica
che mi fa questo sfregio
e quello che è peggio
ce l’ho di fronte…
ca mme fa chistu sfregio.

Quel che mi lascia un sapore amaro in bocca è la ripetizione di un motivetto, utilizzato tanto nella parte strofa, dove l’attesa nel rivederla sembra incontenibile,

 

Vi’ che te fa ‘na femmena,
nun mme pareva overo
ca stevo accussì allero
a notte, a notte.
Uhi là larà…
nun me pareva overo…
Uhi là larà Uhi là larà larà.

Guarda cosa ti fa una donna,
non mi sembrava vero
di stare così allegro
a tarda notte.
Uhi là larà…
non mi sembrava vero.
Uhi là larà Uhi là larà larà.

quanto nell’ultima, quando il portiere, in modo apparentemente brusco, gli comunica la dipartita di Angelica, congedandolo con un’inaspettata buonanotte, senza esprimere alcun cordoglio. Immagino quasi il protagonista intontito, facendo quasi marcia indietro, traballando di nuovo su quel ritornello, Uhi là larà Uhi là larà larà.

Scusate, che vo’ dicere
meza ‘nzerrata ‘a porta?
“Vo’ dicere ch’è morta
e bonanotte”.
Uhi là larà.
Vo’ dicere ch’è morta.
Uhi là larà larì larì lirà.
Scusate, cosa vuol dire
mezza chiusa la porta?
“Vuol dire che è morta
e buonanotte”.
Uhi là larà.
Vuol dire che è morta.
Uhi là larà larì larì lirà.

 

Mi chiedo cosa riserverà quest’anno la mia attesa, come la trascorrerò. Auguro a tutti voi di vivere questo periodo nel calore della famiglia e, che ci crediate o meno, di farlo almeno con la speranza di risorgere, ricominciare ogni giorno. Personalmente, mi godrò questo tempo immersa nella bellezza di un concerto di Napulitanata, e per questo sono infinitamente grata. Continuerò sempre a ripeterlo: dobbiamo apprezzare la bellezza in ogni sua forma, ovunque la si trovi, oggi più che mai.

Testo e traduzione:

https://www.napoligrafia.it/musica/testi/canzonaMbriaca.htm.

Di Alessia Thomas 

 

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