
Napoli e la sensibilità popolare
Quanto è difficile esprimere ciò che proviamo? Spesso ce lo chiediamo in modo genuino, spinti dalla difficoltà nel trovare le parole giuste e allo stesso tempo la volontà di tirare fuori ciò che abbiamo dentro. In questa ottica, la canzone napoletana classica può venirci incontro e diventare la giusta unione di forma e contenuto. Di fatti, la tradizione legata ad essa è composta da contrasti emotivi che ne compongono lo scheletro e soprattutto l’anima.
Le melodie dolci e struggenti e il dialetto dei testi si intrecciano e iniziano a descrivere: luoghi, storie, vita. Tutto è pensato per poter comunicare una sensazione o uno stato d’animo, permettendo a chi ascolta di potersi riconoscere in ciò che viene raccontato. Allora è la musica che in un certo senso segue i sentimenti e non il contrario, riuscendo a creare un dialogo tra chi crea e chi fruisce, permettendo a costoro non solo di percepire il mero significato delle parole, ma soprattutto le sfumature emotive: la gioia dei momenti belli, la malinconia del doversi dire addio o anche il desiderio di riscoprire cose nuove.
Prendiamo d’esempio “‘O Sole Mio”, brano iconico di Giovanni Capurro ed Eduardo di Capua; al suo interno troviamo una contraddizione, poiché spinto da un andamento malinconico in realtà vi si celebra una certa gioia di vivere dovuta a questa radiosa luce che può essere interpretata in vari modi: potrebbe rappresentare una donna, la città, un momento. Non è dato saperlo, ognuno di noi all’ascolto vi si rispecchierà per un motivo personale e questo è ciò che dovrebbe fare la musica tutta.
Potremmo analizzare altri brani importanti dal quasi infinito archivio della canzone napoletana classica per dimostrare ancora il rapporto tra Napoli e sensibilità popolare, come ad esempio “Funiculì Funiculà” di Luigi Denza che con andamento gioioso descrive l’approccio dei napoletani nei confronti di quella che fu la nuova funicolare (quindi potremmo dire al progresso, che in teoria era spaventoso), o anche “Torna a Surriento” (degli stessi Capurro e di Capua) che è la risposta alla domanda “quale brano incarnerebbe meglio il sentimento della nostalgia?”.
La canzone è uno strumento di empatia che, come la storia ci insegna, riesce ad arrivare a tutti, anche a chi non mastica bene il dialetto napoletano, diventando universale attraverso melodia, intonazione e ritmo. Quella napoletana classica, ad esempio, ha influenzato poeti, drammaturghi, registi e autori di tutto il mondo. È diventata un modo di esprimersi e, appunto, liberarsi delle sensazioni più intime e difficili da spiegare.
Molti secoli dopo la sua nascita, a noi resta un vero e proprio tesoro di identità e memoria che ci aiuta a risalire alle nostre origini. E noi di Napulitanata siamo fieri di custodire questo patrimonio e fare da veicolo per chi ha voglia di passare un’ora o più con noi, conservandone i sentimenti più intimi e personali che hanno segnato le storie di ognuno noi.
di Luca Schisano
Error: No connected account.
Please go to the Instagram Feed settings page to connect an account.