
“Quanno nascette Ninno”: radici della canzone napoletana classica
Sono tante le canzoni che attraversano il Natale napoletano, ma una gioca sicuramente un ruolo di punta: stiamo parlando ovviamente di “Quanno nascette Ninno”, brano scritto nel 1731 da Alfonso Maria de’ Liguori. Spesso viene ridotto ad antenato di “Tu scendi dalle stelle”, brano ben più popolare scritto sempre da Don Alfonso come traduzione in lingua italiana della sua opera precedente. La storia dell’originale però è ben più ricca: fu una novità che riuscì a collocarsi perfettamente tra la canzone popolare e la musica sacra, anticipando un po’ la futura canzone napoletana classica.
L’intento di Don Alfonso era quello di creare qualcosa che intercettasse l’emotività del popolo, quindi scrivere e comporre una vera e propria pastorale. Anche per questo, in un’epoca in cui la musica di stampo sacro veniva scritta prettamente in latino o in italiano letterario, scelse il dialetto napoletano permettendo ad una fetta importante di popolo di avvicinarsi al mistero della Natività. Ovviamente, un aspetto che sarà poi fondamentale per la storia della canzone napoletana classica successivamente.
La linea melodica era dolce, molto semplice, e richiamava direttamente i suoni tipici delle ciaramelle e delle zampogne. Il canto che accompagna la musica sembra accompagnare anche una lenta camminata, a richiamare quella dei Re Magi, ma anche degli stessi zampognari e pastori che si recano verso la grotta. Un aspetto importante del testo è il modo in cui viene rappresentato Gesù Bambino: è ‘o Ninno, un neonato come tanti, fragile e infreddolito, in cerca del calore umano. Uno sguardo affettuoso che va a contaminare quello sacro, tipico della cosiddetta “napoletanità”. Viene infatti preso un grande tema e viene messo alla portata di tutti, cosa meno riuscita nella versione italiana (“Tu scendi dalle stelle”, ndr) dove il Bambino perde la sua corporeità e di conseguenza la sua universalità.
Non è dunque solo un canto di Natale, ma una delle nostre radici, da cui nasceranno le pastorali, il mondo sonoro attorno al presepe napoletano e quindi anche la canzone napoletana classica. È la prova che da sempre come città non usiamo la canzone solo per celebrare, ma per rendere universale un’emozione, per costruire una comunità dando forma alle emozioni. Un po’ quello che ha sempre spinto anche noi di Napulitanata, che sentiamo nostre queste caratteristiche acquisite da chi ci ha preceduto e che proviamo a tramandare a chi ci succederà.
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