
Luna Rossa: una storia intramontabile
In una placida notte, un uomo innamorato si ritrova ad errare insonne per le strade buie della città, illuminate dalla flebile luce della luna, che proprio in quella notte decide di mostrarsi avvolta in uno splendido mantello vermiglio. Il povero innamorato abbandonato non può far altro se non rivolgersi a lei, chiedendole se riuscirà a vedere finalmente l’amata; da questo vano dialogo otterrà come risposta “ccà nun ce sta nisciuna”. Queste sono le immagini che evoca il poeta Vincenzo De Crescenzo, condensando tutte le parole del testo attorno alla risposta della luna, che diventa l’asse portante del brano.
Nata dalla collaborazione tra De Crescenzo e Vian (pseudonimo di Antonio Visciano), che traspone in musica il testo, Luna Rossa costituisce un punto di svolta importante nella tradizione musicale partenopea e dal 1950 continua a rappresentare la cultura napoletana sia in Italia che all’estero. La canzone, caratterizzata da un ritmo di beguine (ballo di coppia caraibico simile alla più famosa rumba, ma più lento), riscuote subito un grande successo, ma suscita anche molte polemiche, dovute alla sua atipicità rispetto al panorama musicale del tempo.
Nelle sue infinite interpretazioni, a partire dalla prima esecuzione di Giorgio Consolini durante la festa di Piedigrotta, all’incisione di Claudio Villa, per poi passare alla versione in inglese di Frank Sinatra (Blushing Moon), Luna Rossa riesce sempre a ad esprimere il suo sentimento originario, variando lievemente le sfumature tra una versione e l’altra; tutto questo rende evidente il connubio fortissimo tra il testo e la musica, che insieme riescono a richiamare, intrecciandosi perfettamente, le sensazioni di quella mesta nottata.
Decisamente carica di questo sentimento, la versione di Sergio Bruni è una delle interpretazioni più celebri e autentiche della canzone. La sua voce, ricca di fioriture, riesce a comunicare tutta la passionalità di questo brano, lasciando trasparire l’autenticità della sua esecuzione. Qui l’orchestra fa sentire molto la sua presenza, alternandosi alla voce del cantante. Carosone la ripropone con la sua sincera ironia, dandole un ritmo trascinante, dovuto al suono ipnotico delle percussioni.
Utilizzando soltanto la chitarra e la voce, Roberto Murolo ci trasporta in una dimensione molto più intima; il suo canto sussurrato, il cosiddetto “filo ‘e voce”, trasmette perfettamente tutta la tristezza e la malinconia del testo di De Crescenzo, presentandolo con la sua interpretazione sobria e al contempo di un’estrema dolcezza.
La luna che Frank Sinatra ammira incantato è una luna molto più timida, talmente timida che finisce per arrossire sentendo il suo canto elegante e al quale infonde il suo classico tocco personale, che regala una nuova suggestione alla canzone napoletana.
Con Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, Luna Rossa viene investita da un’ondata di allegria ed energia. L’orchestra esegue una versione molto più ritmata, dove i mandolini e la fisarmonica danno un carattere unico all’esecuzione, e la potente voce solista di Eddy Napoli (nome d’arte di Eduardo De Crescenzo, figlio del poeta) si fa sentire insieme a quella di Arbore. La stessa allegria pervade l’esecuzione di Eddy Napoli che reinterpreta la canzone con George Dalaras, dandole un sapore molto più esotico, e affidando un ruolo principale alle percussioni, che portano un’influenza latinoamericana nelle acque del Mediterraneo.
Un altro contributo, che questa volta porta Luna Rossa in Nord Africa, è quello di M’Barka Ben Taleb. La cantante Tunisina, con la sua voce meravigliosa, ci regala una splendida versione in francese; ritmo è sostenuto dal contrabbasso e dal battito delle mani, e alla fisarmonica è affidato l’accompagnamento della voce, con cui arriva ad avere un vero e proprio dialogo.
Luna rossa viaggia fino in Brasile, per poi ritornare a Napoli con Caetano Veloso che restituisce alla città una versione profondamente influenzata dai ritmi della Bossa Nova, accompagnata dal violoncello del maestro Morelenbaum. L’artista è legato fin dall’infanzia alla canzone napoletana, come dichiara lui stesso “l’avevo sentita da bambino e pensavo fosse un’ardita similitudine tra la luna e una rosa. Luna rosa dicevo io, poi il maestro Roberto Murolo mi ha insegnato le parole”. La tradizione musicale brasiliana e quella napoletana, così lontane geograficamente, vengono unite dallo stesso sentimento: saudade e ‘apucundrie, entrambe sinonimo di forte malinconia.
Nei suoi settantacinque anni di storia, Luna Rossa ha incantato centinaia di artisti, ed è riuscita ad arrivare al cuore di milioni di persone e continua a farlo ancora oggi. Proprio per questo, Venerdì 31 Ottobre 2025 Eddy Napoli, al teatro Trianon Viviani, dedicherà uno spettacolo (Buon Compleanno Luna Rossa) per celebrare il settantacinquesimo compleanno della canzone scritta dal padre Vincenzo, riproponendo anche altri titoli del padre e del repertorio della canzone classica napoletana del secondo novecento.
di Samuele Ferrante Cavallaro
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