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Canzone Napoletana – Turismo: i segreti di Napulitanata

Canzone Napoletana – Turismo: i segreti di Napulitanata – “Ma come può essere che a Napoli i turisti non sanno dove andare a sentire un po’ di musica?”. Ormai è una chiacchiera da bar, ma purtroppo è anche una convinzione di addetti ai lavori (anche personaggi famosi) e giornalisti poco informati.

Con questo non vogliamo dire che con Napulitanata la Canzone Napoletana è tornata a splendere ed ha risolto ogni problema, ma quello che è certo è che con progetti come il nostro (o altri nati in città), la convinzione che a Napoli i turisti non possono ascoltare la musica del luogo, è scorretta.

L’informazione “errata” nasce anche dal fatto che secondo gli addetti ai lavori dovrebbero essere le Istituzioni a creare dei progetti ad hoc per dare una sede stabile ed “istituzionale” ai concerti.

Se in passato è stato fatto qualcosa del genere, non c’è bisogno dell’esperto di economia aziendale per capire che progetti simili, seppur supportati inizialmente da finanziamenti pubblici, devono sostenersi da soli, con le proprie gambe e che sfornare cachet come se non ci fosse un domani non è la soluzione.

Dunque, la sostenibilità come primo requisito.

Inoltre un progetto come il nostro, nato senza alcun finanziamento pubblico, trova ragione di esistere se si guarda un attimino fuori dai confini cittadini e nazionali: si parla sempre dei locali del flamenco, di quelli del fado o dei musical stabili in giro per le capitali europee e del mondo.

Inevitabilmente ci siamo ispirati a modelli culturalmente a noi più vicini (non ai musical!), come la Spagna e il Portogallo per tre ordini di ragioni:

  • economico – gestionali
  • storico – culturali

Riguardo agli aspetti economico – gestionali già si è parlato in precedenza di sostenibilità; ma un altro aspetto da non sottovalutare è la scelta delle dimensioni del luogo che ospita i concerti. A Napoli, purtroppo, le cose fanno più rumore solo se sono grandi e pacchiane. Inoltre basta farsi un giro a Lisbona, a Porto o a Siviglia per capire che i Tablao o le Case de Fados sono localini privati, senza speculazione di soldini pubblici.

Infine, gli aspetti storico – culturali a cui ci siamo ispirati: abbiamo cercato di riportare l’atmosfera intima, spirituale, viscerale dei localini iberici nella dimensione napoletana, pensando che in fin dei conti quella stessa intimità degli ambienti apparteneva già alla canzone napoletana. Semplicemente nel ‘900 poi è accaduto il finimondo e quello stesso repertorio è diventato, spesso, il peggior intrattenimento da pianobar.

 

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