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I giovani e la Canzone Napoletana

Lettera aperta – La mia esperienza

di Mimmo Matania

Il Professor Scialò in apertura del suo “Storia della Canzone Napoletana” esordisce con un simpatico battibecco che descrive meravigliosamente l’immaginario collettivo riguardo alla Canzone Napoletana:

«La canzone napoletana è una inimitabile forma d’arte!»

«Quale canzone?»

«Quella autentica, che non è artificiale ma popolare».

«E cioè?»

«Be’, quella “classica”, naturalmente».

«Sì, ma di quale periodo?»

«Che c’entra il periodo? La canzone “classica” è senza tempo. Intramontabile!»

(Pasquale Scialò, Storia della Canzone Napoletana, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2017, p. 13)

 

Come può un giovane avvicinarsi a questa delicata materia nel 2018? Può mai riuscire a dire la sua in un contesto in cui è stato detto, fatto e suonato (bene o male?) di tutto?

La mia esperienza (di giovane, classe 1988) parte inevitabilmente dalla mia famiglia di origine, dall’avere in casa un pianoforte, una fisarmonica, una serie di spartiti fotocopiati e una nonna intonata che cantava Maria Marì e ‘O Marenariello e moriva dalla voglia di farle conoscere a noi nipoti. In casa inoltre si parlava tanto di Zio Vincenzo “‘o poeta” (fratello del nonno) che ha scritto, tra le tante, i testi di Luna Rossa e di Malinconico Autunno. Dopo zio Vincenzo altri due familiari intraprendono la strada della musica ed io, fin da piccolo, li guardo spaesato, ammirato ed emozionato. Forse grazie a quest’ammirazione a 4 anni strimpello la fisarmonica “ad orecchio” e, successivamente, grazie ai miei nonni e ai miei genitori, studio musica, pianoforte e la stessa fisarmonica.

Il mio avvicinamento “colto” alla Canzone Napoletana avviene all’università.

Mi laureo in Management del Patrimonio Culturale alla Federico II e, sia per la laurea triennale che magistrale, chiedo la tesi ai Professori Enrico Careri e Giorgio Ruberti, musicologi e studiosi di Canzone Napoletana. Alla triennale i miei sforzi sono orientati ad analizzare 66 brani di Salvatore Gambardella, dal fondo ‘Canzone Napoletana’ della Lucchesi Palli (Biblioteca Nazionale di Napoli). Il mio lavoro si inserisce nell’opera di digitalizzazione del fondo Canzone Napoletana, affinché tutti gli spartiti siano conservati anche in formato digitale e ad ogni brano sia associata una scheda di analisi musicale.

La tesi di laurea magistrale ha un taglio più manageriale: partendo dal presupposto che la Canzone Napoletana si sviluppa anche grazie a meccanismi gestionali di tutto rispetto, nel lavoro di tesi mi chiedo come mai è stato fatto poco o nulla per valorizzarla, tutelarla e tramutarla in “valore” per il nostro territorio. Nel corso del ‘900 è stato scritto tanto sulla Canzone Napoletana, ma a parte sparuti testi, la maggior parte della bibliografia è agiografica, si occupa delle composizioni poetiche e poco dell’aspetto musicale e tiene conto in minima parte delle componenti sociologiche, culturali, economiche, politiche che hanno contribuito allo sviluppo di questo repertorio tanto osannato. Ed è in questa direzione che, anche dopo la laurea, ho indirizzato i miei sforzi, giungendo alla conclusione per cui è estremamente riduttivo associare i napoletani ad un popolo di spensierati cantatori. Al contrario tra fine ‘800 ed inizio ‘900 si crearono determinate premesse (sociologiche, culturali, gestionali) per far sì che l’indiscusso fermento creativo della nostra città venisse canalizzato nella giusta direzione.

Napulitanata è (anche) il frutto di tutto questo e degli incontri fortunati, come quello con Pasquale, pianista napoletanamente straordinario che ha scelto di crederci con me.

Dunque, “come può un giovane nel 2018 avvicinarsi e dire la sua in questo spinoso contesto?”.

Ritengo, innanzitutto, con tanta umiltà e tanto rispetto. Il progetto che porto avanti con Pasquale è un progetto culturale e turistico e come tale, inevitabilmente, deve “vendere”, ma non “svendere” la Canzone Napoletana con “marchette” e pseudosonorità che non appartengono alla nostra terra. Riteniamo che è possibile fare turismo di qualità con la nostra musica. Lavoriamo al progetto quotidianamente e suoniamo con rispetto, verso i brani, verso gli autori, verso il pubblico e verso chi fa musica napoletana (bene) da più anni di noi. Lavoriamo senza ostentare parentele musicali “nobili”, perché in famiglia siamo abituati così. Noi giovani che ci avviciniamo alla materia non dobbiamo fare l’errore di chi ci ha preceduto, chiudendoci in noi stessi e nelle nostre convinzioni, pensando ad un repertorio di “proprietà privata”.

La Canzone Napoletana è un patrimonio culturale di tutti, a patto che lo si rispetti.

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